Prove di Runa

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Equinozio di primavera

 

Rudolf Steiner, Il corso dell'anno come respiro della terra La primavera, comunemente avvertita come stagione del rilassamento e del ristoro, contiene in sé il segreto della conoscenza di possenti forze che reggono alla radice la vita della terra: forze luminose e vivificanti, forze abbaglianti, addirittura forze tenebrose. In tempi antichi le liturgie del calendario consentivano ai popoli di partecipare al corso dell’anno cogliendo la possibilità del contatto con numi chiaramente distinti; i tempi moderni, con l’avvento dell’intelletto, hanno sciolto l’uomo dall’ordine sacro del tempo. Questo scioglimento è stato nel contempo un liberarsi (della forza individuale) e un impoverirsi (dell’anima).

 

Oggi un compito di sintesi attende l’individuo: quello di riconnettersi ai grandi ritmi della natura, al sacro ciclo dell’anno conservando il proprio pensiero lucido. È un compito innanzitutto del singolo, quindi delle comunità di uomini che sapranno formarsi sulla base di una rinnovata spiritualità per riaprire il varco chiuso dal materialismo, per frenare l’irruzione di forze oscure e la caduta dell’umanità nel subumano.

 

AP

 

Alfredo Cattabiani, Calendario Nel passaggio dalla primavera all’estate lo spirito della natura si rivela al mondo. L’anima dell’uomo si riversa in ciò che vive intorno, così egli diventa uno con tutto ciò che cresce, con ciò che germoglia e sboccia: fiorisce insieme al fiore, germoglia con la pianta, fruttifica con l’albero.

 

La primavera scioglie, in una possente espirazione, gli spiriti della natura: essi sorgono dalla tomba dell’inverno, si innalzano nell’atmosfera sino a sfiorare le orbite dei pianeti e a percepire le leggi eterne delle stelle.

 

La terra in inverno era quieta e placata come lo è la testa dell’uomo quando ha risolto un enigma. Ma quando a marzo le piante succhiano dalla terra le sostanze minerali per crescere, allora si diffonde nella natura una vitalità interiore, quasi una inquietudine. Sotto terra serpeggia la brama di vivere.

 

Questa brama attira stuoli di esseri ahrimanici (1). Essi aleggiano come un vento sottile che spira ovunque, come una pioggia che si riversa sul calcare della terra. Quando gli antichi veggenti vedevano nella atmosfera forme di draghi erano gli spiriti ahrimanici che vedevano. L’obiettivo di questi esseri è di trasformare la terra in un unico grande animale, distruggendo su di essa ogni forma di vita intelligente, ogni sentimento morale, la bellezza dell’arte, l’ordine della civiltà. Essi vorrebbero disciogliere le anime degli uomini in un grande essere collettivo dominato dai bassi istinti (2), farle cadere per sempre in uno stato di trance.

 

Ahrimane è il “principe di questo mondo”, è la forza di gravità che schiaccia gli uomini alla materia bruta. Egli corrompe con l’avidità del denaro, con l’ambizione del potere, con la brama dei sensi. Ma il patto firmato con lui a lungo andare è sempre fonte di sciagura. Ahrimane è il materialista perfetto: sua è la forza di gravità che schiaccia tutto verso terra. Negli uomini da lui dominati il pensiero della testa è solo una trasformazione dei succhi dello stomaco: seguendo le vie di Ahrimane essi discendono verso l’ominide. Se l’uomo si arrendesse completamente ad Ahrimane la sua figura si ripiegherebbe verso terra perdendo la nobile posizione eretta, il suo ghigno sarebbe quello della scimmia. Il corpo perderebbe l’agilità diventando grossolano e ricurvo come quello del gorilla; i movimenti perderebbero l’armonia della danza, l’eleganza della ginnastica, la velocità nel nuoto (3). Ahrimane promette il godimento dei frutti della vita; in realtà trasformando l’uomo in bestia gli vende la morte. L’uomo cedendo il suo spirito perde la scintilla della eterna giovinezza, così il suo organismo si calcifica e una sclerosi indurisce i movimenti e i pensieri.

 

Ogni anno a primavera, quando gli animali si risvegliano dal letargo e le forze vitali delle piante si proiettano verso l’alto, l’oscuro signore ha ancora una volta l’illusione di poter dominare completamente l’umano.

 

L’uomo deve vincere la corruzione di Ahrimane, dominando con la propria anima nobile gli istinti inferiori, portando la moderazione e la ragione nella sfera degli impulsi (4). Solo così egli può conservare la dignità della propria figura e la posizione eretta tra cielo e terra.

 

Ma un’altra forza produce squilibrio nella vita dell’uomo: essa si presenta come una divinità portatrice di luce, libera dalle limitazioni della vita terrena, splendida nell’espressione del volto come la stella del mattino. Quando Lucifero si manifesta, la forma del suo capo irraggia una bellezza meravigliosa, ideale. La sua forma sembra emergere dai colori del cielo dell’aurora, da formazioni gialle e rossicce, da vapori azzurri e violacei. Tutta la sua figura splendente è come se fosse formata da tenui vapori extra-terrestri. Egli appare bello ed amabile come la stella del mattino che sorge da oriente.

 

Rudolf Steiner È un essere sapientissimo. La mente di Lucifero capta i più profondi misteri dell’universo mentre le sue ampie ali si stendono nell’immensità. Dalla fronte, dalla laringe, dalle orecchie di Lucifero si irraggiano onde che sfiorano tutto ciò che vibra nell’universo. E ciò che è tastato dalle onde ritorna alle orecchie di Lucifero, entra nella sua mente per poi uscire di nuovo come verbo che si espande nell’universo.

 

Lucifero è il grande seduttore, fu lui a sedurre per primo l’umanità nei tempi più antichi, prima ancora che Ahrimane cominciasse a corromperla. In antico l’uomo era legato ai ritmi naturali, seguiva fedelmente il grande ordine della natura. Lucifero lo spinse alla ribellione, liberandolo dall’ordine naturale e donandogli il senso del proprio arbitrio. Per far questo anzitutto svincolò la procreazione umana dal ritmo della natura. Per un istinto primordiale gli uomini arcaici tendevano al concepimento in primavera, in modo che le anime giungessero sulla terra passando attraverso la porta del solstizio. Lucifero svincolò l’uomo da questo ordinamento: gli diede la possibilità di riprodursi ad arbitrio e così gli trasmise il senso della propria libertà, ma anche la propria irrequietezza spirituale.

 

Lucifero infatti è puro spirito: disdegna la materia e dona la libertà dalla natura. Ciò che è aldilà della materia sensibile diventa visibile al suo sguardo: ciò che è occulto a lui è palese. “Il suo regno non è di questo mondo”. Egli ama l’aldilà più dell’aldiquà, spinge alla morte più che alla vita. Affascinati dal suo miraggio trascendente i suoi seguaci pensano che la terra sia solo una valle di lacrime.

 

Se Lucifero dominasse a pieno la natura umana, le parti inferiori dell’organismo, quelle che permettono di stare saldamente ancorati alla terra ed agire, sarebbero distrutte. Gli uomini diverrebbero eunuchi ed effeminati. Non avrebbero più vigore virile, ma sarebbero spiriti evanescenti. Non avrebbero dignità e coraggio, ma sarebbero come pecore sottomesse al pastore e ai suoi cani.

 

A primavera si fa più forte la seduzione luciferica: nelle nubi di marzo dinamicamente si protendono gli spiriti luciferici. Per quanto essa sia affascinante, l’uomo deve vincere questa seduzione spirituale. Deve rimanere fedele alla terra, concentrato sulla missione da compiere nel luogo e nel tempo in cui vive. Godendo i frutti della esistenza terrena, non deve rinunciare ai piaceri, non deve dimenticare i doveri che la vita gli pone (5). Gli uomini non devono inseguire la bellezza nell’aldilà ma devono sforzarsi di realizzarla sulla terra, sia pur in forma finita e peritura.

 

Chiamiamo Ahrimane e Lucifero la corruzione di due grandi forze spirituali e fisiche. L’impulso dell’uomo a liberarsi dalla materia e a proiettarsi nel mondo del puro spirito si abbaglia in Lucifero. L’impulso ad amare la vita terrena si fa ombra in Ahrimane. Essi sono come specchi deformanti che distorcono l’immagine delle due parti del tutto: la materia e lo spirito. Le forze che essi utilizzano non devono essere represse, ma redente.

 

Cogliamo Ahrimane nella forza di gravità che dà peso al corpo umano e lo attrae verso il basso. Cogliamo Lucifero nella corrente che spinge alla deriva i corpi negli spazi interstellari.

 

Lucifero vuol distogliere l’uomo dalla vita sulla terra, vuole impedire che egli impieghi le sue energie per ordinare il mondo, per dare forma alla materia ed abbellirla. Lucifero attrae l’uomo col suo fascino, con la sua immensa bellezza fuori dalla terra: lo spinge ad odiare la semplice vita terrena, l’esistenza quotidiana prospettandogli il miraggio di mondi meravigliosi nell’aldilà.

 

Ahrimane attrae l’uomo alla terra, richiudendolo nel breve giro dei piaceri grossolani, degli istinti, degli interessi materiali.

 

Ma in equilibrio tra queste due potenze si pone la divinità solare, la divinità che si rivela al mondo attraverso la luce del Sole. Come noi vediamo con gli occhi il disco del Sole in perfetto equilibrio tra la dura terra e gli spazi siderali così intuiamo la divinità del Sole in equilibrio tra Ahrimane e Lucifero.

 

Il dio che è nel Sole si innalza sulla materia, trafigge il serpente di Ahrimane, come già fece a Delfi. Con la bellezza del suo sguardo attrae la forza di Lucifero e la spinge a discendere nella sfera terrestre. Per mezzo del suo volto bellissimo, che si rivela ogni giorno nel cielo, la luce divina entra infatti nel mondo sensibile.

 

Egli schiaccia il drago di Ahrimane, come già fece a Delfi. In qualunque modo lo si chiami ed invochi, egli porta agli uomini la salute e la purificazione.

 

Come il Sole a primavera risorge dalla tomba dell’inverno e trionfa così il Dio della Luce vince le tenebre della materia e le illusioni dello spirito. Il Sole della primavera che accarezza le piante è immagine dell’Invincibile che trionfa sulla terra e in cielo, portando all’uomo la salute perfetta.

 

§ § §
Nell’aria irradiata dal Sole della primavera si avverte anche l’influsso sottile di un’altra grande divinità, quella che gli antichi chiamavano Mercurio, lo spirito dell’aria. In alchimia il processo mercuriale si produce quando gli elementi dell’aria e dell’acqua si mescolano: in primavera, quando l’aria si riscalda e le acque più intensamente evaporano per poi discendere come pioggia sulla terra, il turbinio degli elementi manifesta la potenza del dio. Nel cosmo la terra appare azzurra come una gigantesca goccia d’acqua e l’azzurro dell’acqua esprime appunto l’effetto dell’influsso mercuriale.

 

Mercurio è una divinità particolarmente vicina agli uomini, egli non ha smesso di comunicare ad essi le sue verità segrete anche dopo il declino della civiltà antica. Per questo i saggi del Rinascimento lo invocavano come Ermete Trismegisto: Hermes il tre volte grande.

 

Rudolf Steiner, La filosofia della libertà. Linee fondamentali di una moderna concezione del mondo In particolare Mercurio insegna agli uomini l’arte della guarigione e il simbolo di Mercurio, la verga dorata intorno alla quale si intrecciano i due serpenti (6), è il simbolo più appropriato per coloro che recano sollievo ai malati con i rimedi della medicina.

 

Nel nostro tempo un compito particolare si pone per coloro che vogliono farsi seguaci di Mercurio: la conciliazione tra la medicina moderna, figlia della scienza sperimentale, e la medicina dello spirito. Queste due branche devono essere unificate, senza che l’una disprezzi l’altra o l’altra ignori l’una. La salute fisica e la salute spirituale debbono essere considerate come due aspetti della stessa realtà: la purificazione dell’anima e il benessere del corpo sono entrambi necessarie affinché lo spirito che è incarnato in ogni uomo possa compiere con energia la propria missione di vita.

 

La primavera è la stagione di Mercurio. Quando l’aria si fa dolce e profumata il dio fa fluire le sue forze nella natura. Per questo è tanto importante la vita all’aria aperta, a contatto con la natura, l’escursione in quei luoghi sacri che sono i boschi, nei quali la nostra stirpe ritrova il contatto con la sua origine. Chi tende l’orecchio alla natura trae ispirazione per comprendere le virtù terapeutiche delle piante, delle sostanze, delle giuste abitudini.

 

Mentre l’uomo cammina, marcia, avanza sulle proprie gambe una corrente sale dalle profondità della terra e va a corroborare la sua volontà. Per quanto provenga dal grembo della terra essa è una corrente di tipo luminoso e solare, percepibile con particolare intensità appunto nella stagione di primavera.

 

Nel cielo della primavera si libra in alto la figura di Mercurio, col suo sguardo riflessivo, con in mano la verga attorno alla quale guizzano le correnti serpentine. Allora i grandi elementi cominciano a mescolarsi e a fondersi tra di loro: l’acqua si surriscalda e sale verso l’alto nella regione dell’aria, i venti primaverili spingono le piogge a ricadere sulla terra. I quattro elementi formano tra di loro un circolo: un grande serpente di fuoco che roteando genera l’energia nel cuore segreto della natura. Gli Etruschi chiamavano Turms il loro Mercurio, il nume che mescola di continuo gli elementi. Mercurio è appunto il dio delle metamorfosi. La maschera del nume manifesta la forza arcana della natura che muovendo in eterno circolo gli elementi rinnova la vita. L’uomo stesso deve partecipare con la propria coscienza al movimento della vita. La meditazione sui quattro elementi, sul modo in cui l’uno si riversa nell’altro tende proprio a questo obiettivo (7).

 

Una alimentazione sobria ed equilibrata durante l’inverno predispone l’organismo ad assimilare le forze di risanamento che si liberano nell’aria della primavera. Nel sistema respiratorio sono custoditi i segreti del risanamento e le forze del sistema respiratorio sono particolarmente attive nel settennio tra i sette e i quattordici anni: per tale ragione la vita all’aria aperta, l’educazione ginnica, il sentimento del valore sacro della natura coltivati in quella età sono causa di vigore e salute per buona parte degli anni a seguire.

 

Un’arte medica approfondita dovrebbe comprendere in che modo le malattie fisiche siano esse stesse sintomi, manifestazioni esteriori di squilibri interiori, di disarmonie dello spirito sorte con il succedersi delle vite. L’influsso di Ahrimane sull’essere umano tende a produrre l’indurimento, la sclerosi dell’organismo. Lucifero influendo invece sulla respirazione tende a disciogliere, a rende volatile l’organismo umano. La nuova medicina, nata dalla sintesi di scienza dello spirito e scienza della natura, dovrebbe individuare i rimedi fisici per curare le manifestazioni del male e nel contempo suggerire gli atteggiamenti spirituali adatti per eliminare la radice profonda della malattia. Infatti ogni malattia ha i suoi sintomi, ma la malattia stessa è solo un sintomo di qualcosa d’altro.

 

NOTE

 

(1) La definizione di “essere ahrimanico” fa riferimento alla figura di Angra Majnu (=Ahrimane) della mitologia aryo-iranica. Ahrimane, divinità della materia e della tenebra, può essere paragonata all’egizio Seth o al Tifone della mitologia greca. Mefistofele, lo spirito che nel Faust di Goethe propone di firmare il celebre patto con il sangue rientra nella medesima famiglia.
Sono tipicamente ahrimaniche le credenze per le quali l’uomo è solo un animale trasformato, il suo pensiero una rielaborazione degli alimenti digeriti, le facoltà psichiche un riflesso delle libidini dell’inconscio. Anche i riti religiosi celebrati con l’intenzione di acquisire felicità materiale sono dominati da questo demone. (2) È evidente come molti aspetti degenerati della vita moderna (l’uso di stupefacenti, l’alcoolismo, gli scatenamenti delle masse nelle piazze, nei concerti, negli stadi, così come le celebrazioni religiose basate sulla rabbia, sulla emotività della fede e i fenomeni di possessione spiritica) tendono verso questo oscuro fine. Cfr. Cavalcare la tigre di Julius Evola.
(3) Le scimmie hanno paura dell’acqua e alla nascita non hanno l’istinto natatorio che il neonato umano conserva.
(4) Cfr. Etica a Nicomaco di Aristotele.
(5) Cfr. Così parlò Zarathustra, di Friedrich Nietzsche. Il grande spirito di Nietzsche avvertì chiaramente gli effetti negativi dell’influsso di Lucifero propagati dalle correnti religiose che ad esso in larga parte si ispirano; tuttavia egli si contrappose agli spregiatori della vita basandosi su una concezione del mondo limitata dalle superstizioni del materialismo ottocentesco. L’impulso metafisico della sua anima veniva così rinchiuso a forza nella gabbia delle superstizioni “fisiologiche”: in questa terribile compressione è da ravvisare la radice dell’impazzimento di Nietzsche (qualcosa del genere era accaduto nell’antica Roma al poeta Lucrezio).
(6) Il caduceo di Mercurio esprime nel mondo occidentale l’immagine delle tre correnti della fisiologia dello yoga: ida, pingala e sushumna.
(7) Al riguardo, Massimo Scaligero ha indicato un esercizio di meditazione, che coinvolge i tre chakra basilari della corporeità umana legati appunto agli elementi della terra, dell’acqua, e del fuoco.

Gennaio 1, 2000 Pubblicato da runen | Italiano, Simboli, Tradizione solare | | Ancora nessun commento.

Animali simbolici tra Oriente e Occidente

Maria Pia Ciccarese (cur.), Animali simbolici. Alle origini del Bestiario cristiano I (agnello-gufo). Vol. 1 Gli animali hanno accompagnato l’esistenza dell’uomo fin dai tempi più remoti, tanto è vero che li troviamo raffigurati fin dalla preistoria oppure venerati in molti culti religiosi e ancora nella letteratura, anche in quella più antica.

 

A prescindere da quanto detto, il vero ruolo da protagonisti lo assumono all’interno della favola dove agiscono e pensano come esseri umani. Analizzando ciò si possono distinguere vizi e virtù degli uomini, così ad esempio il coraggioso viene paragonato al leone.

 

Un testo di tale contenuto prende il nome di Fisiologo. Una prima edizione e traduzione è stata redatta da Tychsen da un testo siriaco nel quale si pensa che l’autore originario fosse un naturalista la cui opera è redatta in greco e citata da Origene.

 

Sbordone scrive Ricerche sulle fonti e sulla composizione del fisiologo greco, nel quale propone la teoria che tale testo sia stato scritto dai padri cristiani a seguito di alcuni libretti dei primordi del critianesimo nei quali si raccontava di animali fantastici. In generale quest’opera rimane comunque anonima e di datazione incerta. Nel Fisiologo vengono citati i Protovangeli di Giacomo, il Vangelo di Giovanni e gli Atti di Paolo e Tecla; queste e altre fonti, come il Nuovo Testamento e l’Apocalisse, sono comunque sempre lontane da avere una raffigurazione zoomorfica del Dio, proprio per differenziarsi dall’Oriente.

 

Alfredo Cattabiani, Volario Nel medioevo testi come il Fisiologo prenderanno il nome di bestiario. I più importanti bestiari sono quelli dei padri cristiani, questo perché il valore simbolico che alcuni animali assumono trae origine proprio dall’esegesi biblica, infatti è proprio con il cristianesimo che viene ripresa la dimensione simbolica degli animali a partire proprio dalla rappresentazione del pesce. Così quando si leggono le Sacre Scritture va attuato il procedimento dell’allegoresi, nella quale abbiamo lo slittamento dal piano letterale a quello simbolico e quindi la deduzione della lettura allegorica del testo sacro. Il passaggio dalla realtà al singolo non è arbitraria, ma si fonda su procedimenti e tecniche che nascono dalla convinzione che la Parola di Dio non si esaurisce nell’immediatezza della sua espressione letterale.

 

Ciò detto viene naturale il collegamento con la letteratura etiopica ed i suoi contenuti. Tale affermazione trova conferma nel fatto che essa non è altro che una letteratura di traduzione e non ha perciò testi originali, ma solo copie. Tra queste ricordiamo le traduzioni della Bibbia, quattro apocrifi del V.T. ed uno del N.T., tanto per citare i più importanti. Da datarsi invece dopo il IV secolo, abbiamo alcuni testi come Qerellos, le regole di San Pacomio ed il nostro Fisiologo.

 

L’edizione sul testo etiopico, fatta da Hommel nel 1887, si basava su tre manoscritti. Il problema più interessante di tale redazione è nella relazione con il testo greco e con la tradizione orientale.

 

Il Fisiologo L’ opera fu infatti scritta in greco con l’edizione critica di Sbordone nel 1836 sulla base di 77 manoscritti nella quale si identificavano tre redazioni, che però avevano un archetipo diverso. Un quarto manoscritto importantissimo è quello di Grottaferrata, non usato da Sbordone, il quale conteneva ben 47 animali o capitoli, a differenza dei precedenti che ne avevano solo 38. Le edizioni complete sono state fatte nel 1966 da Offermans e nel 1974 da Kaimakis. Esistono infine una serie di frammenti orientali: copti, siriaci, i quali hanno una serie di animali che non ci sono nel testo greco così come pietre e metalli.
br> Perciò posiamo concludere, anzi possiamo supporre che gli animali inseriti nel testo siano stati scelti in base al luogo di divulgazione: o l’oriente o l’occidente.

 

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Per ulteriori approfondimenti:

 

Maria Pia Ciccarese, Animali simbolici, alle origini del bestiario cristiano I, Biblioteca Patristica, EDB, Bologna 2002.
E. Cerulli, Letteratura etiopica, Roma 1970.
Lusini, Osservazione sulla versione copta del fisiologo, “Egitto e Vicino Oriente”, 1993.

Gennaio 1, 2000 Pubblicato da runen | Italiano, Simboli | | Ancora nessun commento.

Viaggio nel Medioevo a caccia di unicorni

Maria Pia Ciccarese (cur.), Animali simbolici. Alle origini del Bestiario cristiano I (agnello-gufo). Vol. 1 Sin da tempi estremamente remoti agli animali sono stati attribuiti speciali virtù, vizi e proprietà. In essi abbiamo veduto raffigurazioni di potenze, divinità incarnate, simboli viventi di realtà divine o demoniache. Si è sviluppato un simbolismo ricchissimo, diverso di civiltà in civiltà, che ha negli animali innumerevoli rappresentazioni.

 

La cultura cristiana è sorta fondando su questo complesso di simboli alcune tra le sue immagini più pregnanti. Secondo la tradizione evangelica, Gesù nacque tra un bue e un asino; Cristo veniva rappresentato, specialmente nel culto dei primi secoli, come un pesce. Oppure assimilato al caritatevole agnello, o al pastore; nella cultura ebraica dalla quale il cristianesimo è sorto, la Bibbia si apre con un serpente tentatore, e si chiude con il drago dell’Apocalisse.

 

Se si vuole penetrare una tradizione è necessario comprendere, almeno a un livello elementare, il significato dei simboli attraverso i quali essa si esprime. Nella storia del nostro continente il cristianesimo ha avuto indubitabilmente un ruolo considerevole; non si può quindi prescindere dalla conoscenza del linguaggio simbolico cristiano se si vuole conoscere a fondo la nostra cultura. Certo, altre tradizioni, altri significati più antichi e diversi si sono sovrapposti, intersecati e confusi nel tempo con quelli cristiani: alcuni animali, come per esempio il gallo, il cavallo o il maiale, hanno significati assai diversi a seconda che compaiano in una saga, una parabola, una fiaba o un’usanza folklorica; e questo perché tanti e diversi sono i linguaggi simbolici che si esprimono attraverso di loro. D’altronde il simbolismo cristiano spesso riprende significati antichi; altre volte lo rovescia nel suo opposto; altre volte ancora affianca a un senso magico-religioso un altro teologico-morale, e via dicendo.

 

Un’agile guida per addentrarsi e orientarsi in questo caleidoscopio di esseri e significati è costituita da un bel libro della professoressa Maria Pia Ciccarese, ordinario di letteratura cristiana antica dell’Università La Sapienza: Animali simboli. Alle origini del Bestiario cristiano, il cui primo volume, pubblicato dalle Edizioni Dehoniane nell’autorevole collana della “Biblioteca Patristica”, annovera una ventina di animali (dall’agnello al gufo) che, menzionati nella Bibbia, hanno trovato fortuna negli scrittori cristiani antichi. Per ciascuno di essi sono forniti un’esauriente descrizione del simbolismo, un’antologia di testi nei quali viene citato e un corredo di note esplicative. Si può apprendere, tra l’altro, il motivo per cui sovente uno stesso simbolismo è legato, in modo apparentemente confuso, ad animali diversi (gufo e civetta, gazzella e capriolo, serpe e drago): non soltanto gli antichi avevano concezioni zoologiche diverse dalle nostre, ma soprattutto le differenze nelle traduzioni dei testi biblici hanno portato a un proliferare di animali, spesso adattati a mentalità e ambienti nuovi.

 

Il libro, che può venire letto dalla prima all’ultima pagina o anche essere utilizzato per la semplice consultazione, va particolarmente consigliato a coloro che sanno percepire, nel contatto con gli animali, il sacro che tramite essi si rende manifesto.

 

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Maria Pia Ciccarese (cur.), Animali simbolici. Alle origini del Bestiario cristiano I (agnello-gufo). Vol. 1, Edizioni Dehoniane, pp. 512, Bologna 2004.

 

Tratto da La Padania del 17 agosto 2004.

Gennaio 1, 2000 Pubblicato da runen | Italiano, Medioevo, Simboli | | Ancora nessun commento.