Equinozio d’autunno
La morte annuale della natura e il risveglio delle forze interiori di volontà si bilanciano nell’equinozio d’autunno. Esso segna un’inversione di polarità nella manifestazione delle forze divine, che nei mesi precedenti si erano espresse principalmente nelle forme della natura, nella luce trionfante del giorno e che ora incominciano a pervadere la libera volontà dell’uomo. Quando la luce del mondo declina, l’uomo inizia a percepire sé stesso come portatore di una luce invisibile, non soggetta a tramonto. In tal senso il “dramma spirituale” dell’equinozio ricapitola e sintetizza la vicenda della storia sulla Terra: fine dell’età dell’oro, oscuramento del divino nella natura, sorgere dell’autocoscienza, senso individuale di solitudine cosmica e di responsabilità.
Quel sentimento di malinconia, suggerito dalle foglie che ingialliscono e cadono, deve essere energicamente bandito. La nostalgia del passato, il lamento “tradizionalista” non si addicono all’uomo nobile (all’“arya”): egli sa che nel cosmo ciò che declina e muore è bilanciato secondo giustizia da ciò che sorge e si afferma. Nell’equinozio di autunno si celebra l’affermazione della volontà, la capacità “faustiana” di porsi obiettivi e di perseguirli.
L’elemento alchemico dell’autunno è il Ferro: al ferro materiale che ha forgiato la nostra civiltà tecno-industriale deve corrispondere il ferro spirituale della volontà, concretamente – e razionalmente – esercitata.
Gli Dei benedicono l’azione concreta, la volontà che si afferma in progetti ben definiti o che si volge alla formazione di sé (alla Bildung).
* * *
In autunno, gli spiriti di natura fanno ritorno alla Terra. Riaspirati alle radici del terreno si sottopongono alle forze della gravità. La festa d’estate svanisce, ma nell’animo dell’uomo libero non vi è spazio per la malinconia.
Quando la natura si spegne bisogna volgersi alla coscienza di sé. La festa dell’equinozio che apre l’autunno è la festa dell’autocoscienza forte e libera, è la festa dell’iniziativa piena di energia, della liberazione da ogni timore e da ogni condizionamento dell’animo. Quando la natura esteriore si spegne e la vegetazione appassisce, cresce in compenso tutto ciò che si lega all’iniziativa interiore. Forze di volontà si liberano, l’Anima del Mondo esorta l’individuo a diventare più coraggioso.
Nel giorno dell’equinozio si celebra la festa del forte volere.
Al culmine dell’estate erano divenuti visibili i grandi stormi meteoritici che contengono il ferro cosmico. Quel ferro piovuto dal cielo in direzione della terra contiene l’arma degli Dei contro il drago-Ahrimane che vuole rubare agli uomini la luce animica, avvincendoli tra le sue spire. Allora il sangue umano si pervade di ferro: milioni di sfavillanti meteore turbinano nel sangue donando all’organismo l’energia per combattere ogni paura, ogni terrore, ogni forma degradante di odio. Come il volto dell’uomo quando corre diventa rosso vermiglio, così il corpo sottile dell’uomo irradiato di ferro cosmico comincia a emanare energia.
Nelle antiche mitologie ricorrono figure di divinità solari, giovani divinità dorate che abbattono un drago o un serpente che sale dalle viscere della terra. Quando le giornate di autunno si rabbuiano e si rinfrescano, quando cadono le foglie e le prime piogge, evoca nella fantasia queste figure divine mentre abbattono il drago: esse sono il simbolo della autocoscienza vittoriosa, che si sveglia dal sonno dell’estate, pronta a realizzare con decisione i propri obiettivi.
Si immagini il drago, il cui corpo è formato dalle correnti sulfuree che salgono dalla terra accaldata d’estate: queste correnti gialle e azzurrognole formano le squame, le placche, le spire del drago. Ma ecco sul drago librarsi il dio dal volto di sole: egli brandisce la spada, in una atmosfera satura di saettanti stormi meteoritici. In virtù della luce dorata irradiante dal cuore del dio le meteoriti si fondono in una spada di ferro, che penetra nel corpo dell’antico serpente e lo distrugge. Alimenta con l’immaginazione la corrente che scorre dalla testa verso l’organismo, verso il basso: come uno stormo di meteoriti dal cielo stellato piove sulla terra, così una cascata di energia si riversa dal capo al cuore e seguendo le vie del sangue giunge agli organi e agli arti. Ovviamente all’immaginazione deve accompagnarsi l’azione: se qualcosa è in disordine deve essere ordinato, se qualcosa era stato lasciato in sospeso ora deve essere portato a termine, se qualche timore irretisce il nostro animo bisogna mettersi alla prova e con accortezza superare il timore, se ancora qualche fede, qualche credenza domina l’anima è tempo di dissolverla con la forza della razionalità, se qualche malumore aveva offuscato il rapporto con una persona è tempo di chiarire le cose con cordialità e amore. Così, agendo con energia, si onora lo Spirito dell’Autunno, tanto simile all’Arcangelo Solare venerato dagli antichi Persiani.
Tutta la nostra civiltà è costruita col ferro. Da quando i nostri antenati irruppero da Nord sui loro carri di battaglia brandendo asce di ferro, la nostra civiltà ha trasformato il volto della terra battendo il ferro, forgiando l’acciaio. Si pensi agli aerei che sfrecciano in cielo, ai ponti sospesi tra le sponde, alle strade ferrate, alle grandi navi. Grazie all’elemento del ferro si afferma il dominio della tecnica. Ma ciò che sulla terra si manifesta come ferro, nell’interiorità dell’uomo si esprime come volontà. Per questo si dice: “volontà di ferro”.
Nell’aria dell’autunno, quando le piogge spazzano via la sensualità dell’estate, si compie un processo alchemico: Ferro scaccia Zolfo. La corrente di ferro, fredda e metallica, che piove dal cielo smorza la corrente sulfurea che era fuoriuscita dalle viscere della terra nei mesi caldi d’estate. Respirando la fresca aria dell’autunno l’uomo prende parte a questo processo. Bisogna percepire questa corrente alchemica e alimentarla con la volontà. La divinità solare dallo sguardo metallico, col suo gesto indicante accompagna l’uomo nel cambio di stagione.
Equinozio di primavera
La primavera, comunemente avvertita come stagione del rilassamento e del ristoro, contiene in sé il segreto della conoscenza di possenti forze che reggono alla radice la vita della terra: forze luminose e vivificanti, forze abbaglianti, addirittura forze tenebrose. In tempi antichi le liturgie del calendario consentivano ai popoli di partecipare al corso dell’anno cogliendo la possibilità del contatto con numi chiaramente distinti; i tempi moderni, con l’avvento dell’intelletto, hanno sciolto l’uomo dall’ordine sacro del tempo. Questo scioglimento è stato nel contempo un liberarsi (della forza individuale) e un impoverirsi (dell’anima).
Oggi un compito di sintesi attende l’individuo: quello di riconnettersi ai grandi ritmi della natura, al sacro ciclo dell’anno conservando il proprio pensiero lucido. È un compito innanzitutto del singolo, quindi delle comunità di uomini che sapranno formarsi sulla base di una rinnovata spiritualità per riaprire il varco chiuso dal materialismo, per frenare l’irruzione di forze oscure e la caduta dell’umanità nel subumano.
AP
Nel passaggio dalla primavera all’estate lo spirito della natura si rivela al mondo. L’anima dell’uomo si riversa in ciò che vive intorno, così egli diventa uno con tutto ciò che cresce, con ciò che germoglia e sboccia: fiorisce insieme al fiore, germoglia con la pianta, fruttifica con l’albero.
La primavera scioglie, in una possente espirazione, gli spiriti della natura: essi sorgono dalla tomba dell’inverno, si innalzano nell’atmosfera sino a sfiorare le orbite dei pianeti e a percepire le leggi eterne delle stelle.
La terra in inverno era quieta e placata come lo è la testa dell’uomo quando ha risolto un enigma. Ma quando a marzo le piante succhiano dalla terra le sostanze minerali per crescere, allora si diffonde nella natura una vitalità interiore, quasi una inquietudine. Sotto terra serpeggia la brama di vivere.
Questa brama attira stuoli di esseri ahrimanici (1). Essi aleggiano come un vento sottile che spira ovunque, come una pioggia che si riversa sul calcare della terra. Quando gli antichi veggenti vedevano nella atmosfera forme di draghi erano gli spiriti ahrimanici che vedevano. L’obiettivo di questi esseri è di trasformare la terra in un unico grande animale, distruggendo su di essa ogni forma di vita intelligente, ogni sentimento morale, la bellezza dell’arte, l’ordine della civiltà. Essi vorrebbero disciogliere le anime degli uomini in un grande essere collettivo dominato dai bassi istinti (2), farle cadere per sempre in uno stato di trance.
Ahrimane è il “principe di questo mondo”, è la forza di gravità che schiaccia gli uomini alla materia bruta. Egli corrompe con l’avidità del denaro, con l’ambizione del potere, con la brama dei sensi. Ma il patto firmato con lui a lungo andare è sempre fonte di sciagura. Ahrimane è il materialista perfetto: sua è la forza di gravità che schiaccia tutto verso terra. Negli uomini da lui dominati il pensiero della testa è solo una trasformazione dei succhi dello stomaco: seguendo le vie di Ahrimane essi discendono verso l’ominide. Se l’uomo si arrendesse completamente ad Ahrimane la sua figura si ripiegherebbe verso terra perdendo la nobile posizione eretta, il suo ghigno sarebbe quello della scimmia. Il corpo perderebbe l’agilità diventando grossolano e ricurvo come quello del gorilla; i movimenti perderebbero l’armonia della danza, l’eleganza della ginnastica, la velocità nel nuoto (3). Ahrimane promette il godimento dei frutti della vita; in realtà trasformando l’uomo in bestia gli vende la morte. L’uomo cedendo il suo spirito perde la scintilla della eterna giovinezza, così il suo organismo si calcifica e una sclerosi indurisce i movimenti e i pensieri.
Ogni anno a primavera, quando gli animali si risvegliano dal letargo e le forze vitali delle piante si proiettano verso l’alto, l’oscuro signore ha ancora una volta l’illusione di poter dominare completamente l’umano.
L’uomo deve vincere la corruzione di Ahrimane, dominando con la propria anima nobile gli istinti inferiori, portando la moderazione e la ragione nella sfera degli impulsi (4). Solo così egli può conservare la dignità della propria figura e la posizione eretta tra cielo e terra.
Ma un’altra forza produce squilibrio nella vita dell’uomo: essa si presenta come una divinità portatrice di luce, libera dalle limitazioni della vita terrena, splendida nell’espressione del volto come la stella del mattino. Quando Lucifero si manifesta, la forma del suo capo irraggia una bellezza meravigliosa, ideale. La sua forma sembra emergere dai colori del cielo dell’aurora, da formazioni gialle e rossicce, da vapori azzurri e violacei. Tutta la sua figura splendente è come se fosse formata da tenui vapori extra-terrestri. Egli appare bello ed amabile come la stella del mattino che sorge da oriente.
È un essere sapientissimo. La mente di Lucifero capta i più profondi misteri dell’universo mentre le sue ampie ali si stendono nell’immensità. Dalla fronte, dalla laringe, dalle orecchie di Lucifero si irraggiano onde che sfiorano tutto ciò che vibra nell’universo. E ciò che è tastato dalle onde ritorna alle orecchie di Lucifero, entra nella sua mente per poi uscire di nuovo come verbo che si espande nell’universo.
Lucifero è il grande seduttore, fu lui a sedurre per primo l’umanità nei tempi più antichi, prima ancora che Ahrimane cominciasse a corromperla. In antico l’uomo era legato ai ritmi naturali, seguiva fedelmente il grande ordine della natura. Lucifero lo spinse alla ribellione, liberandolo dall’ordine naturale e donandogli il senso del proprio arbitrio. Per far questo anzitutto svincolò la procreazione umana dal ritmo della natura. Per un istinto primordiale gli uomini arcaici tendevano al concepimento in primavera, in modo che le anime giungessero sulla terra passando attraverso la porta del solstizio. Lucifero svincolò l’uomo da questo ordinamento: gli diede la possibilità di riprodursi ad arbitrio e così gli trasmise il senso della propria libertà, ma anche la propria irrequietezza spirituale.
Lucifero infatti è puro spirito: disdegna la materia e dona la libertà dalla natura. Ciò che è aldilà della materia sensibile diventa visibile al suo sguardo: ciò che è occulto a lui è palese. “Il suo regno non è di questo mondo”. Egli ama l’aldilà più dell’aldiquà, spinge alla morte più che alla vita. Affascinati dal suo miraggio trascendente i suoi seguaci pensano che la terra sia solo una valle di lacrime.
Se Lucifero dominasse a pieno la natura umana, le parti inferiori dell’organismo, quelle che permettono di stare saldamente ancorati alla terra ed agire, sarebbero distrutte. Gli uomini diverrebbero eunuchi ed effeminati. Non avrebbero più vigore virile, ma sarebbero spiriti evanescenti. Non avrebbero dignità e coraggio, ma sarebbero come pecore sottomesse al pastore e ai suoi cani.
A primavera si fa più forte la seduzione luciferica: nelle nubi di marzo dinamicamente si protendono gli spiriti luciferici. Per quanto essa sia affascinante, l’uomo deve vincere questa seduzione spirituale. Deve rimanere fedele alla terra, concentrato sulla missione da compiere nel luogo e nel tempo in cui vive. Godendo i frutti della esistenza terrena, non deve rinunciare ai piaceri, non deve dimenticare i doveri che la vita gli pone (5). Gli uomini non devono inseguire la bellezza nell’aldilà ma devono sforzarsi di realizzarla sulla terra, sia pur in forma finita e peritura.
Chiamiamo Ahrimane e Lucifero la corruzione di due grandi forze spirituali e fisiche. L’impulso dell’uomo a liberarsi dalla materia e a proiettarsi nel mondo del puro spirito si abbaglia in Lucifero. L’impulso ad amare la vita terrena si fa ombra in Ahrimane. Essi sono come specchi deformanti che distorcono l’immagine delle due parti del tutto: la materia e lo spirito. Le forze che essi utilizzano non devono essere represse, ma redente.
Cogliamo Ahrimane nella forza di gravità che dà peso al corpo umano e lo attrae verso il basso. Cogliamo Lucifero nella corrente che spinge alla deriva i corpi negli spazi interstellari.
Lucifero vuol distogliere l’uomo dalla vita sulla terra, vuole impedire che egli impieghi le sue energie per ordinare il mondo, per dare forma alla materia ed abbellirla. Lucifero attrae l’uomo col suo fascino, con la sua immensa bellezza fuori dalla terra: lo spinge ad odiare la semplice vita terrena, l’esistenza quotidiana prospettandogli il miraggio di mondi meravigliosi nell’aldilà.
Ahrimane attrae l’uomo alla terra, richiudendolo nel breve giro dei piaceri grossolani, degli istinti, degli interessi materiali.
Ma in equilibrio tra queste due potenze si pone la divinità solare, la divinità che si rivela al mondo attraverso la luce del Sole. Come noi vediamo con gli occhi il disco del Sole in perfetto equilibrio tra la dura terra e gli spazi siderali così intuiamo la divinità del Sole in equilibrio tra Ahrimane e Lucifero.
Il dio che è nel Sole si innalza sulla materia, trafigge il serpente di Ahrimane, come già fece a Delfi. Con la bellezza del suo sguardo attrae la forza di Lucifero e la spinge a discendere nella sfera terrestre. Per mezzo del suo volto bellissimo, che si rivela ogni giorno nel cielo, la luce divina entra infatti nel mondo sensibile.
Egli schiaccia il drago di Ahrimane, come già fece a Delfi. In qualunque modo lo si chiami ed invochi, egli porta agli uomini la salute e la purificazione.
Come il Sole a primavera risorge dalla tomba dell’inverno e trionfa così il Dio della Luce vince le tenebre della materia e le illusioni dello spirito. Il Sole della primavera che accarezza le piante è immagine dell’Invincibile che trionfa sulla terra e in cielo, portando all’uomo la salute perfetta.
§ § §
Nell’aria irradiata dal Sole della primavera si avverte anche l’influsso sottile di un’altra grande divinità, quella che gli antichi chiamavano Mercurio, lo spirito dell’aria. In alchimia il processo mercuriale si produce quando gli elementi dell’aria e dell’acqua si mescolano: in primavera, quando l’aria si riscalda e le acque più intensamente evaporano per poi discendere come pioggia sulla terra, il turbinio degli elementi manifesta la potenza del dio. Nel cosmo la terra appare azzurra come una gigantesca goccia d’acqua e l’azzurro dell’acqua esprime appunto l’effetto dell’influsso mercuriale.
Mercurio è una divinità particolarmente vicina agli uomini, egli non ha smesso di comunicare ad essi le sue verità segrete anche dopo il declino della civiltà antica. Per questo i saggi del Rinascimento lo invocavano come Ermete Trismegisto: Hermes il tre volte grande.
In particolare Mercurio insegna agli uomini l’arte della guarigione e il simbolo di Mercurio, la verga dorata intorno alla quale si intrecciano i due serpenti (6), è il simbolo più appropriato per coloro che recano sollievo ai malati con i rimedi della medicina.
Nel nostro tempo un compito particolare si pone per coloro che vogliono farsi seguaci di Mercurio: la conciliazione tra la medicina moderna, figlia della scienza sperimentale, e la medicina dello spirito. Queste due branche devono essere unificate, senza che l’una disprezzi l’altra o l’altra ignori l’una. La salute fisica e la salute spirituale debbono essere considerate come due aspetti della stessa realtà: la purificazione dell’anima e il benessere del corpo sono entrambi necessarie affinché lo spirito che è incarnato in ogni uomo possa compiere con energia la propria missione di vita.
La primavera è la stagione di Mercurio. Quando l’aria si fa dolce e profumata il dio fa fluire le sue forze nella natura. Per questo è tanto importante la vita all’aria aperta, a contatto con la natura, l’escursione in quei luoghi sacri che sono i boschi, nei quali la nostra stirpe ritrova il contatto con la sua origine. Chi tende l’orecchio alla natura trae ispirazione per comprendere le virtù terapeutiche delle piante, delle sostanze, delle giuste abitudini.
Mentre l’uomo cammina, marcia, avanza sulle proprie gambe una corrente sale dalle profondità della terra e va a corroborare la sua volontà. Per quanto provenga dal grembo della terra essa è una corrente di tipo luminoso e solare, percepibile con particolare intensità appunto nella stagione di primavera.
Nel cielo della primavera si libra in alto la figura di Mercurio, col suo sguardo riflessivo, con in mano la verga attorno alla quale guizzano le correnti serpentine. Allora i grandi elementi cominciano a mescolarsi e a fondersi tra di loro: l’acqua si surriscalda e sale verso l’alto nella regione dell’aria, i venti primaverili spingono le piogge a ricadere sulla terra. I quattro elementi formano tra di loro un circolo: un grande serpente di fuoco che roteando genera l’energia nel cuore segreto della natura. Gli Etruschi chiamavano Turms il loro Mercurio, il nume che mescola di continuo gli elementi. Mercurio è appunto il dio delle metamorfosi. La maschera del nume manifesta la forza arcana della natura che muovendo in eterno circolo gli elementi rinnova la vita. L’uomo stesso deve partecipare con la propria coscienza al movimento della vita. La meditazione sui quattro elementi, sul modo in cui l’uno si riversa nell’altro tende proprio a questo obiettivo (7).
Una alimentazione sobria ed equilibrata durante l’inverno predispone l’organismo ad assimilare le forze di risanamento che si liberano nell’aria della primavera. Nel sistema respiratorio sono custoditi i segreti del risanamento e le forze del sistema respiratorio sono particolarmente attive nel settennio tra i sette e i quattordici anni: per tale ragione la vita all’aria aperta, l’educazione ginnica, il sentimento del valore sacro della natura coltivati in quella età sono causa di vigore e salute per buona parte degli anni a seguire.
Un’arte medica approfondita dovrebbe comprendere in che modo le malattie fisiche siano esse stesse sintomi, manifestazioni esteriori di squilibri interiori, di disarmonie dello spirito sorte con il succedersi delle vite. L’influsso di Ahrimane sull’essere umano tende a produrre l’indurimento, la sclerosi dell’organismo. Lucifero influendo invece sulla respirazione tende a disciogliere, a rende volatile l’organismo umano. La nuova medicina, nata dalla sintesi di scienza dello spirito e scienza della natura, dovrebbe individuare i rimedi fisici per curare le manifestazioni del male e nel contempo suggerire gli atteggiamenti spirituali adatti per eliminare la radice profonda della malattia. Infatti ogni malattia ha i suoi sintomi, ma la malattia stessa è solo un sintomo di qualcosa d’altro.
NOTE
(1) La definizione di “essere ahrimanico” fa riferimento alla figura di Angra Majnu (=Ahrimane) della mitologia aryo-iranica. Ahrimane, divinità della materia e della tenebra, può essere paragonata all’egizio Seth o al Tifone della mitologia greca. Mefistofele, lo spirito che nel Faust di Goethe propone di firmare il celebre patto con il sangue rientra nella medesima famiglia.
Sono tipicamente ahrimaniche le credenze per le quali l’uomo è solo un animale trasformato, il suo pensiero una rielaborazione degli alimenti digeriti, le facoltà psichiche un riflesso delle libidini dell’inconscio. Anche i riti religiosi celebrati con l’intenzione di acquisire felicità materiale sono dominati da questo demone. (2) È evidente come molti aspetti degenerati della vita moderna (l’uso di stupefacenti, l’alcoolismo, gli scatenamenti delle masse nelle piazze, nei concerti, negli stadi, così come le celebrazioni religiose basate sulla rabbia, sulla emotività della fede e i fenomeni di possessione spiritica) tendono verso questo oscuro fine. Cfr. Cavalcare la tigre di Julius Evola.
(3) Le scimmie hanno paura dell’acqua e alla nascita non hanno l’istinto natatorio che il neonato umano conserva.
(4) Cfr. Etica a Nicomaco di Aristotele.
(5) Cfr. Così parlò Zarathustra, di Friedrich Nietzsche. Il grande spirito di Nietzsche avvertì chiaramente gli effetti negativi dell’influsso di Lucifero propagati dalle correnti religiose che ad esso in larga parte si ispirano; tuttavia egli si contrappose agli spregiatori della vita basandosi su una concezione del mondo limitata dalle superstizioni del materialismo ottocentesco. L’impulso metafisico della sua anima veniva così rinchiuso a forza nella gabbia delle superstizioni “fisiologiche”: in questa terribile compressione è da ravvisare la radice dell’impazzimento di Nietzsche (qualcosa del genere era accaduto nell’antica Roma al poeta Lucrezio).
(6) Il caduceo di Mercurio esprime nel mondo occidentale l’immagine delle tre correnti della fisiologia dello yoga: ida, pingala e sushumna.
(7) Al riguardo, Massimo Scaligero ha indicato un esercizio di meditazione, che coinvolge i tre chakra basilari della corporeità umana legati appunto agli elementi della terra, dell’acqua, e del fuoco.
Le correnti eteriche dell’androgino
L’uomo e la donna insieme formano l’Androgino: l’unione delle forze solari maschili e delle forze lunari femminili.
Nell’incontro tra l’uomo e la donna i due poli dell’universo si fondono, generando la vita, il piacere e l’immortalità. L’Androgino è l’uomo che ha reintegrato in sé la Donna divina (1): in lui le forze del pensiero intelligente si uniscono a quelle della volontà. Egli è pura consapevolezza, egli è vita.
Per evocare la potenza dell’Androgino occorre che le correnti eteriche fluiscano nel corpo umano senza interruzione.
Il punto di partenza è la concentrazione. Una intensa concentrazione del pensiero (2) attiva la corrente eterica che sale dal cuore alla testa: una corrente luminosa, carica di forza vitale. Essa parte da dove ha il suo centro la forza dell’Eros – dal cuore – e porta alla testa l’ispirazione: ovvero la saggezza nel comprendere il mondo e la giusta decisione. La si può percepire come un calore diffuso che si espande dal cuore e rende più rosso il colorito del volto.
Nel momento in cui la corrente eterica sale dal cuore alla testa, si mette in moto una seconda corrente che scende dalla testa verso il basso e percorre tutta la spina dorsale. Come un sottile filamento argentato carico di elettricità essa discende lungo l’asse della colonna vertebrale. È questa corrente che mantiene l’uomo eretto tra cielo e terra. Nell’incontro con l’essere amato, la colonna di luce si illumina e si espande, come la luna nelle notti di primavera.
Come una spada essa penetra nell’interiorità, visita le profondità del corpo fino a giungere al chakra della Terra (3).
All’altezza del plesso solare – nella regione dello stomaco – c’è una terza corrente che forma un movimento circolare: essa segue un’orbita ovale che tocca i tre centri di forza più bassi: il centro dello stomaco (legato all’elemento Fuoco), il centro del perineo, laddove le due gambe convergono (legato all’elemento Terra) e il centro dei genitali (legato all’elemento Acqua). Questa corrente circolare scende lungo la schiena, risale dagli organi genitali allo stomaco, ridiscende nuovamente fino a generare un turbine di energia.
Una quarta corrente scorre come un fuoco luminoso lungo le gambe fino ai piedi, è la corrente che si attiva quando l’uomo vuole qualcosa con determinazione, e la sua volontà non è un capriccio, ma è il frutto di un pensiero chiaro e distinto.
Possiamo dunque conoscere quattro correnti che scorrono nel nostro corpo sottile.
La prima: dal cuore alla testa.
La seconda: dal centro della testa discende in linea retta lungo la colonna vertebrale.
La terza: ruota tra i tre centri vitali dello stomaco, del perineo, dei genitali, scendendo lungo la schiena e risalendo in avanti dagli organi genitali allo stomaco.
La quarta: scorre lungo le gambe fino ai piedi.
Ma per attivare tali correnti è necessario vincere la brama che come un calore animale sale dal basso, dalle profondità dell’organismo, continuamente attizzata dalle impressioni dei sensi, dai ricordi, dalle immaginazioni. È necessario dunque che la mente sia pulita, serena. Per giungere a ciò, è di aiuto compiere l’esercizio di Liberazione del Pensiero, che consiste nel concentrarsi su un semplice oggetto privo di particolare interesse, ma che può essere ricostruito in ogni dettaglio dalla mente (4). In tal modo il pensiero si libera per qualche tempo di ogni emozione, di ogni impulso.
Dopodiché è possibile evocare con una intensa immaginazione le quattro correnti che scorrono nel corpo sottile.
Note
1) Si badi alla differenza: l’Androgino non è un essere a metà strada tra il maschile e il femminile, quasi ai limiti della ambiguità. Al contrario: egli è “Vir” (uomo per eccellenza) e per tale motivo attira a sé la forza del femminile, che è la forza datrice di vita, fecondità, potenza.
2) Cfr. Esercizi di Liberazione delle Facoltà: liberazione del pensiero.
3) V.I.T.R.I.O.L.V.M. : visita interiora terrae, rectificando invenies occultam lapidem, veram medicinam.
4) Cfr. Esercizi di Liberazione delle Facoltà: liberazione del pensiero.
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